A. S. Karate Dojo RONIN


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Significato di Ronin

Il Maestro

Perché Dojo Ronin

Per un Maestro, il Karate non è solo uno sport ma è, innanzitutto, un atteggiamento alla vita, un'esperienza e, come tale, deve essere vissuta. Per percorrere "la Via" occorre partire dai particolari, curarli e farli diventare parte di sé.
Il nome Ronin da me scelto per la palestra non è casuale: è il simbolo di come intendo il Karate, nel rispetto della filosofia e delle regole del bushido. Di seguito, una breve storia del nome e del suo significato perché aiuti gli allievi a comportarsi sempre con saggezza e con onore.

M° Giorgio Cresio


RONIN

Rônin, letteralmente uomo alla deriva, è il termine giapponese che designava il samurai rimasto senza padrone o per la morte di quest'ultimo o per averne perso la fiducia. Nel Giappone moderno, il termine ha una valenza negativa, salvo in un caso: le gesta dei cosiddetti "Quarantasette rônin". I fatti avvennero realmente intorno al 1701; la leggenda si è in seguito impadronita dei personaggi, trasformandoli in esempi viventi del bushido cioè dell'etica samurai che costituisce tuttora uno dei cardini morali del Giappone.
Quarantasette Rônin erano un gruppo di samurai al servizio di Asano Naganori, rimasti senza padrone (e quindi divenuti ronin), dopo che il loro daimyo venne costretto a commettere seppuku (il suicidio rituale giapponese) per aver assalito un ufficiale di corte, Kira Yoshinaka, che lo aveva insultato.
Gli uomini di Asano lo vendicarono uccidendo il cortigiano dopo aver atteso oltre un anno. Nonostante avessero seguito i precetti del bushidô vendicando il loro padrone, i rônin vennero a loro volta obbligati a commettere seppuku per aver sfidato l'autorità imperiale. La vicenda , ha ispirato un gran numero di racconti e rappresentazioni di teatro Kabuki, la più nota delle quali è il Chushingura. Gli uomini di Asano, incarnando lo spirito del bushido, furono in ogni tempo oggetto di un vero e proprio culto. Poiché la parola rônin ha, nel linguaggio comune, una valenza negativa, i protagonisti della vicenda sono designati come "Quarantasette gishi (uomini retti)". Il loro leader, Oishi Kuranosuke, è rappresentato da una statua bronzea posta nel 1921 all'entrata del tempio Sengakuji di Tokyo, cioè nel luogo in cui si compì il loro destino e in cui si trovano le loro tombe.

Chûshingura

Il Kanadehon chûshingura, è forse l'opera teatrale giapponese più nota di tutti i tempi. Fu scritta da Takeda Izumo e rappresentata per la prima volta nel 1748 a Osaka al teatro Takemotoza. Essa descrive le eroiche gesta dei Quarantasette rônin: un gruppo di samurai che vendicarono la morte del loro signore Asano Naganori, costretto al seppuku (suicidio rituale) in seguito ad un duello avvenuto all'interno del palazzo dello shogun.
In realtà Asano aveva reagito alle ripetute provocazioni di un funzionario dello shogun: Kira Yoshinaka, il quale lo aveva ripetutamente offeso. In seguito alla morte di Asano, i suoi beni furono confiscati e la sua famiglia finì in rovina. I suoi samurai persero anch'essi il loro status diventando appunto rônin.
Trascorso un lasso di tempo sufficiente a far allentare la protezione su Kira, i samurai di Asano lo assalirono e uccisero. Rifugiatisi successivamente nel tempio Sengakuji si suicidarono tutti compiendo il rituale seppuku come estrema dimostrazione di fedeltà al loro signore.dopo i fatti, avvenuti dal 1701 al 1702, l'attacco al palazzo di Kira, in Edo, avvenne infatti il 15 dicembre del 1702, cominciarono a circolare lavori teatrali che narravano la vicenda. Il teatro all'epoca era anche un mezzo di comunicazione di eventi, solitamente drammatici. Quando andò in scena il Chushingura, erano trascorsi quasi cinquant'anni dagli eventi e ormai i protagonisti erano divenuti eroi popolari leggendari. L'opera che fu rappresentata in origine come jôruri (con marionette) fu riproposta nel 1749 come kabuki, genere teatrale che all'epoca costituiva lo spettacolo favorito delle classi medio-borghesi. Tuttora il dramma commuove profondamente: i quarantasette eroi sono considerati i più puri interpreti del bushidô.

BUSHIDO

Il Bushidô (giapp., la via del guerriero) è un codice di condotta e un modo di vita, analogo al concetto europeo di Cavalleria, adottato dai guerrieri giapponesi. In esso sono raccolte le norme di disciplina, militari e morali che presero forma in Giappone durante gli shogunati di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573), e che furono formalmente definite ed applicate nel periodo Tokugawa (1603 - 1867). Unito ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri, il Bushidô esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte.
I sette principi del Bushidô
Gi: Onestà e Giustizia. Scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Yu: Eroico, Coraggio. Al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
Jin: Compassione. L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
Rei: Gentilezza, Cortesia. Il Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
Makoto o Shin: Completa sincerità. Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
Meiyo: Onore C'è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
Chugi: Dovere e Lealtà. Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.


Foto1: Statua di Oishi Kuranosuke
Foto 2: Tempio di Sengakuji
Foto 3: Tombe dei 47 Ronin

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